Le due versioni di Carrie – Lo Sguardo di Satana

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Prima di iniziare specifico e avverto che ci saranno spoiler dall’inizio alla fine, se state ascoltando questa recensione probabilmente conoscete già la storia, ma comunque avverto.

Carrie è il primo romanzo di Stephen King (1974) ed è anche la prima delle sue storie a essere adattata sul grande schermo nel 1976 da Brian De Palma (stesso regista di Scarface, Gli Intoccabili, Mission Impossible). Il film ebbe un successo tale da avere poi un sequel e due remake, le due attrici protagoniste ricevettero una nomination agli Oscar, Sissy Spacek come miglior attrice protagonista e Piper Laurie come miglior attrice non protagonista. 

Per il podcast di oggi mi sono concentrata sulla prima iconica trasposizione su quella più recente del 2013 diretta Kimberly Peirce (stessa regista di Boys Don’t Cry). 

Il film del 1974 si apre nello stesso modo in cui inizia il libro: la scena delle docce, mentre la versione del 2013 inizia con una sorta di prequel che porta subito lo spettatore in un clima di horror, con colonna sonora e inquadrature fatte apposta per enfatizzare l’inquietudine del personaggio della madre di Carrie che non sa che cosa le stia succedendo mentre partorisce.

Invece la prima versione ci accompagna gentilmente con i titoli d’inizio in una scena di quotidianità: prima la lezione di educazione fisica che ci dà un’idea di quanto Carrie non sia popolare e sia bullizzata dalle sue compagne di classe per poi cambiare con la sequenza con i titoli nello spogliatoio. La colonna sonora rende la scena molto più tranquilla e il vapore delle docce rende l’atmosfera quasi sognante, per enfatizzare la tranquillità della protagonista prima di trasformarsi in terrore. La scena passa da un’atmosfera sensuale di Carrie che si fa la doccia e accarezza gentilmente il suo corpo a l’orrore del sangue che si ritrova sulle mani senza saperne il motivo e l’isteria che ne consegue al pensiero di star per morire. 

Personalmente ho preferito come introduzione alla storia la versione del 1976 perché, come nel libro (dopo una brevissima descrizione di un evento soprannaturale), porta subito a focalizzarti sulla protagonista e su uno dei temi principali della storia: il bullismo. Subito lo spettatore empatizza con la povera Carrie che viene trattata con estrema crudeltà dalle sue coetanee, che inizialmente appaiono come le principali antagoniste della storia, solo dopo veniamo a conoscenza di sua madre e del modo in cui la tratta diventando poi la figura più negativa nella vita di Carrie. 

Quindi dopo aver analizzato a grandi linee quello che succede entriamo nei dettagli della trama: Carrie è una sedicenne disadattata, bullizzata e evitata perché considerata strana. Ha per la prima volta le mestruazioni a scuola, dopo l’ora di ginnastica ma non ha idea di che cosa siano e le sue compagne di classe non appena si accorgono di questa sua ingenuità (possiamo così chiamare questa mancanza di disinformazione), anziché rassicurare una ragazza che già è terrorizzata e in un momento di estrema vulnerabilità, si accaniscono su di lei deridendola e lanciandole assorbenti e urlandole addosso. Questo forte shock risveglia in lei poteri telecinetici che non si era mai resa conto di possedere.

Quando poi interviene l’insegnante e lei viene mandata a casa viene punita dalla madre. La madre di Carrie è un’estremista religiosa che vede la religione cristiana come unica ragione di vita e la interpreta come basata sulle punizioni e sul castigo divino. Punisce Carrie continuamente e la maltratta. Infatti quando Carrie le dice di aver avuto le sue prime mestruazioni la picchia dicendole che è la punizione divina per aver avuto pensieri impuri, se non avesse peccato il Signore non l’avrebbe punita.

Durante tutta la storia la madre colpevolizza Carrie per cose che dovrebbero essere assolutamente normali: punendola in quanto donna che diventa adulta. Deve quindi in ogni modo evitare le tentazioni che dovrebbero essere una normale consapevolezza della sessualità,ma la madre le descrive come cose da evitare: la lussuria che tenta i peccatori. Quindi chiude spesso Carrie nel sottoscala costringendola a pregare per chiedere perdono, cosa che terrorizza Carrie.

Le ragazze che hanno bullizzato Carrie vengono punite. In particolare Chris, che è una ragazza viziata e pensa di avere l’intero mondo ai suoi piedi rifiuta la punizione. I suoi genitori la appoggiano e suo padre che è avvocato cerca in tutti i modi di ostacolare il preside. Di fronte alla revoca del biglietto per andare al ballo (prom, elemento ricorrente in un sacco di storie per adolescenti in questo caso utilizzato non come elemento romantico, bensì horror) Chris si accanisce ancora di più su Carrie, colpevolizzandola per essere stata punita e organizza una vendetta per umiliare ulteriormente la povera Carrie. 

Dall’altra parte c’è Sue, una ragazza che si rende conto della gravità delle loro azioni nei confronti di Carrie e si sente in colpa. Cerca un modo per rimediare, ne parla con il suo ragazzo che cerca di farla sentire meglio dicendole che comunque a tutti capitano momenti in cui ci si comporta male. Quindi Sue lo convince a invitare Carrie al posto suo al prom, come forma di risarcimento per il suo comportamento e come punizione personale. 

È proprio Sue, Susan Snell, che racconta in parte la vicenda nel libro, in parte invece ci viene descritta da articoli fittizi che analizzano i poteri telecinetici della protagonista, anche parlando degli avvenitmenti clue che caratterizzano poi la fine della storia di Carrie. 

La storia enfatizza e analizza elementi tipici dell’adolescenza e della vita scolastica: la voglia di Carrie di essere accettata e la derisione continua perché è diversa dai coetanei.

La versione del 1976 racconta la contrapposizione tra quello che vorrebbe Carrie e la sua reazione quando non può averla. Ci mostra scene quasi perfette, da sogno di un’adolescente che va al prom e vede le sue aspettative realizzarsi e quello che invece succede quando la situazione viene infranta e rovinata, scatenando i poteri di Carrie per vendicarsi di tutti i soprusi subiti negli anni sia dalla madre sia dai compagni di scuola. Passando anche con la colonna sonora da inquadrature che raccontano un’irrealistica tranquillità per poi sfociare nel disagio della protagonista. Distruggendo così le aspettative false di vicende che vengono idealizzate dagli adolescenti (come appunto il prom), in contrapposizione con la realtà della cose, la mancanza di controllo da parte di chi le vive e la reazione esasperata di Carrie che grazie ai suoi poteri ribalta la situazione di impotenza.

Il film si concentra su questo aspetto e lascia fuori altri elementi del libro, ma è senza dubbio un racconto accurato di come tutte le vicende portino alla scena finale resa con un’atmosfera tinta di un rosso acceso e violento. Nel libro tutto è indirizzato a quella scena, viene anticipata continuamente dagli articoli che interrompono la continuità della trama, spingendo il lettore a sospettare di tutte le cose positive, della crescita del personaggio che inizia gradualmente a prendere controllo della situazione rendendosi conto delle proprie potenzialità. In entrambi i film l’unico personaggio femminile a mostrare un minimo di solidarietà nei confronti di Carrie è l’insegnante di educazione fisica che cerca di punire le sue compagne di classe e proteggere Carrie, anche se nel libro personalmente non l’ho sempre percepita in modo positivo, in quando anche lei giudica Carrie per la sua ingenuità.

Nel film del 2013 è enfatizzato il lato sovrannaturale della storia. Dedica molto tempo a Carrie che prova i suoi poteri, li scopre e si allena ad usarli, anche servendosene per evitare i soprusi della madre, diventando più forte nel corso della storia, più consapevole di se stessa. Però allo stesso tempo la rende come una creatura del demonio agli occhi della madre (non solo più in quanto donna). 

La scena finale del ballo scolastico in cui la storia di Carrie raggiunge il suo apice e i suoi poteri esplodono, viene raccontata in modo diverso nelle due trasposizioni.

Quando Carrie viene incoronata reginetta del ballo, dopo che Chris e il suo ragazzo truccano le votazioni, sale sul palco e con lei il ragazzo di Sue, sopra di loro due secchi pieni di sangue di maiale vengono fatti cadere addosso, così da ricreare l’umiliazione di Carrie con il sangue mestruale della prima scena.  Il ragazzo viene colpito in testa dal secchio e muore subito, aumentando lo sconforto di Carrie, già derisa dei compagni. A quel punto le emozioni di Carrie sono fuori controllo e dapprima cerca di scappare, ma poi l’umiliazione si trasforma in rabbia e punisce i suoi compagni chiudendoli all’interno della scuola e dando fuoco all’edificio. Ormai i suoi poteri sono fuori controllo e mentre torna a casa distrugge anche parte della città. Quando poi non trova conforto nella madre, anzi quest’ultima tenta di ucciderla, allora uccide la propria madre, per poi incontrare Sue che tramite un contatto telepatico con Carrie le mostra che lei non aveva cattive intenzioni nei suoi confronti ma stava cercando di aiutarla, poi Carrie sfinita muore.

Nel film del 1976 viene evidenziata la reazione di Carrie che ormai lascia liberi i suoi poteri e si vendica dei suoi compagni, li punisce e poi dopo aver ucciso la madre muore anche lei. Il film si conclude con l’inquietudine di Sue che è sopravvissuta e lascia la stessa inquietudine nello spettatore con un’ultima scena di spavento.

Nella versione del 2013, nella scena finale hanno deciso di enfatizzare i poteri di Carrie. Sembra sempre di più posseduta dal demonio, si gode la distruzione, non è semplicemente una punizione esplosa dai sentimenti repressi, sembra quasi che Carrie si diverta. Personalmente non trovo questa versione della storia troppo vicina al personaggio abusato e che non riesce più a contenere tutti sentimenti negativi e esplodono in modo distruttivo. Sarà anche che la recitazione di  Chloë Grace Moretz non mi ha particolarmente convinta, l’ho trovato un po’ sopra le righe. Senza contare poi Carrie che vola sulla palestra in fiamme con lo sguardo spiritato. Lei che va poi a cercare Chris e diventa a sua volta crudele, diventando un vero e proprio personaggio negativo, enfatizzando la scena come una vendetta e basta.

Se certamente la versione del 2013 ha per ovvi motivi effetti speciali migliori e punta proprio su quello per il finale, la versione del 1976 usa la scena come momento quasi di catarsi, enfatizzando il fattore scatenante della caduta dei secchi con l’assenza di suoni, eccetto il liquido che cade, silenziando l’urlo di Carrie e poi usando colori violenti per la scena che segue.

Forse la versione del 2013 avrebbe potuto usare le tecnologie moderne non solo per rendere più realistico l’incendio e la telecinesi e fermandosi quindi a un aspetto visivo meramente descrittivo, ma magari enfatizzare ancora di più la scena a livello emotivo citando un po’ di più il film originale, come già fa in alcune altre scene. 

D’altro canto la versione del 1976 avrebbe potuto approfondire di più l’aspetto dell’infanzia di Carrie e del rapporto con la madre e gli altri adulti presenti nella storia che non vengono quasi mostrati (come i genitori di Chris). Però punto a suo favore sono le palesi citazioni da Psycho, sia nella colonna sonora, con le note acute a enfatizzare i momenti di terrore, sia nel nome della scuola Bates High School, dal nome di Norman Bates.

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