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Recensione Underwater

Transcript dal minuto 10

Regia di William Eubank, già restista del thriller di fantascienza del 2014 The Signal.

Scritto da Brian Duffield (Insurgent, The Babysitter), e Adam Cozad (Jack Ryan L’iniziazione, The Legend of Tarzan)

La protagonista è interpretata da Kristen Stewart. Nel cast troviamo anche Vincent Cassel (Jason Bourne, La bella e la bestia), Jessica Henwick (Colleen Wing in Iron Fist), John Gallagher Jr. (Peppermint, La diseducazione di Cameron Post), e T.J. Miller (Deadpool, Transformers 4)

C’è da tener presente che il film è stato girato nel 2017, prodotto dalla Fox ed è stato rilasciato dopo l’acquisizione Disney.

La protagonista è Norah, un’ingegnere meccanico tra l’equipaggio nella base sottomarina della stazione mineraria Kepler, che si trova a 11 km di profondità sul fondo della Fossa delle Marianne, il cui lavoro è quello di perforare il fondale marino per ricavare risorse energetiche.

Il film ci introduce subito nell’azione con un’improvvisa perdita di pressione che causa l’allagamento dell’area della stazione in cui ci sono Norah e altri membri dell’equipaggio. Lei e un altro riescono a salvarsi e a limitare l’espandersi dell’allagamento, ma non è la fine dei loro problemi: l’intera stazione sta collassando. Riescono a raggiungere il capitano e altri colleghi e insieme cercano di trovare un modo per sopravvivere alla catastrofe, perché sanno che la struttura non reggerà tanto a lungo da permettere ai soccorsi di arrivare. 

L’ipotesi è che la perdita di pressione sia dovuta a un terremoto, ma sanno tutti che potrebbe anche essere qualcos’altro: qualcosa che vive negli abissi e loro hanno disturbato con la trivellazione.

L’intero film ruota intorno al tentativo dell’equipaggio di salvarsi, abbandonando la base e avventurandosi sul fondale oceanico per raggiungere un altro punto di raccolta, ma è chiaro che non sono soli. 

È un monster movie come altri del suo genere con un equipaggio in lotta per la sopravvivenza e un’oscura creatura pronta a reclamare il suo territorio. È efficace il modo in cui la creatura rimane quasi sempre nell’ombra ed è avvolta nel mistero dandoci ogni tanto indizi visivi su che cosa possa essere per la maggior parte del film. Poi nell’ultima parte si svela di più, in un finale che richiama l’horror alla Lovecraft.

L’ambientazione è per la maggior parte nei fondali subacquei e quindi per la maggior parte priva di colori, se non l’oscurità oceanica e le luci delle tute. Anche quando i protagonisti si trovano al chiuso nella base dalle pareti bianche l’atmosfera rimane tendente al verde, come per ricordarci che sono sott’acqua. Ben diverso da film ambientati in stazioni spaziali in cui lo spazio viene spesso caratterizzato da un bianco asettico. 

In effetti all’inizio si possono trovare molte similitudini con altri film con trama simile e ambientati nello spazio: un equipaggio, una base e qualcosa di misterioso che li attacca. All’inizio ho anche pensato che avesse alcune cose in comune con Alien, anche se poi la trama si distacca. 

È chiaro che la protagonista sia Norah (Kristen Stewart) perché la storia sia apre con lei e rimaniamo sempre accanto a lei, siamo sempre più vicini a lei rispetto agli altri ed è l’unica del gruppo che viene ripresa anche all’interno del casco, mentre per gli altri la telecamera rimane sempre all’esterno. 

Il film è coinvolgente, le scene hanno la tensione gestita abbastanza bene e la trama è ben chiara con un unico obiettivo e senza sottotrame che distraggano dall’obiettivo principale. In alcuni momenti di apparente calma apprendiamo qualcosa di più sui protagonisti e sulle loro vite, ma quello è un aspetto trattato solo come contorno. La caratterizzazione dei personaggi durante la storia non viene sviluppata, ma ci si concentra solo sul modo in cui agiscono per portare avanti la storia.

Un piccolo difetto è l’aver inserito di tanto in tanto, nella prima parte del film, qualche tentativo di ironia non troppo riuscita, ma comunque legata a un solo personaggio quindi potrebbe anche semplicemente essere una sua caratteristica.

Il film dura un’ora e mezza, senza scene inutili e solo la vicenda principale. Lo si guarda senza impegno ed è un film senza troppe pretese che ottiene comunque un buon risultato.

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Pubblicato da Marisa

fangirl a tempo pieno, adora passare il tempo a leggere libri interessanti (meglio ancora se stanno per diventare film, così da disturbare gli altri spettatori con la tipica frase "però nel libro.."), guardare serie tv che risucchino completamente la vita sociale, guardare film al cinema ogni volta che riesce, disegnare e dipingere imbrattando le sue t-shirt nerd preferite (mannaggia) e passa le domeniche a preparare argomenti per i suoi podcast multifandom (le recensioni yeee)