The Shining – Libro VS Film

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Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King e diretto da Stanley Kubrick è un film del 1980 (tre anni dopo il libro). Inizialmente in Italia era uscito con una versione ridotta con 25 minuti in meno rispetto all’originale americano data la lunghezza complessiva di 144 minuti (2 ore e 20). Adesso la versione originale è disponibile come versione estesa ed è acquistabile su praticamente tutti i siti di streaming.

All’epoca inspiegabilmente ricevette due nomination ai Razzie Awards: nomination Peggior regia a Stanley Kubrick e nomination Peggior attrice non protagonista a Shelley Duvall.

Il libro ha circa 600 pagine e racconta della famiglia Torrance, che deve passare un inverno in un hotel isolato nelle montagne del Colorado (Overlook Hotel) dato che il padre Jack è stato assunto come guardiano invernale. Jack è un alcolista e per tutto il romanzo questo è un tema ricorrente, Stephen King ci racconta di come in passato Jack si sia avvicinato sempre di più all’alcol fino a toccare il fondo, quando si rende conto di quanto sia pericoloso il suo comportamento anche nei confronti della sua famiglia, arriva a rompere il braccio del figlio Danny in uno scatto d’ira. Sempre per uno scatto d’ira Jack è stato licenziato dal suo precedente lavoro come insegnante dopo aver aggredito uno studente.

La violenza è una vecchia conoscenza per Jack, infatti suo padre era un uomo violento, un alcolista che picchiava figli e moglie. Il ricordo del padre tormenta Jack e gli provoca incubi, ricorrenti, fino a vedere se stesso nei panni del padre. Durante la sua permanenza all’Overlook Hotel Jack vorrebbe portare a termine la commedia che scrive da tempo così da poter tornare a pubblicare qualcosa dopo i vari racconti che aveva pubblicato in passato. Tuttavia inizia gradualmente a farsi influenzare dall’ambiente circostante fino a ritrovarsi completamente ossessionato dalla storia dell’edificio, conduce ricerche sugli eventi e le persone che hanno alloggiato lì in passato grazie a vecchi giornali che trova raccolti in cantina. In questo modo dapprima indiretto, poi sempre più invasivo l’Hotel si insinua nella mente di Jack fino a fargli perdere la ragione. La discesa verso la follia è graduale nel libro, mentre nel film sin dall’inizio percepiamo che è sempre lì, sotto l’apparente calma.

Danny è un bambino di 5 anni con dei poteri extra sensoriali (che vengono chiamati Luccicanza): riesce a percepire cose che stanno per accadere perché riesce a sentire cosa pensano gli altri e legge il loro stato d’animo. Tutto questo viene rappresentato tramite Tony, un amico immaginario che gli dice le cose che succedono o lo avverte di avvenimenti futuri, infatti è proprio Tony ad avvertire Danny dell’oscurità dell’Overlook.

Per tutta la prima parte del libro non si capisce che tipo di entità sia Tony, solo verso la fine viene svelato che è parte del subconscio di Danny e non un’entità esterna. Danny lo vede come se stesso da adulto che lo mette in guardia contro suo padre che ormai è stato preso dall’hotel. Ci viene rivelato che il nome completo di Danny è Daniel Anthony Torrance, da qui appunto il nome Tony. (cosa che nel film non viene minimamente menzionata). Appena arrivati all’hotel Danny incontra il cuoco Dick Hallorann, che percepisce i poteri del bambino dato che li possiede anche lui. Spiega a Danny che le cose brutte che vedrà nell’hotel sono per via di avvenimenti del passato, sono solo rimaste nella memoria dell’hotel e non sono reali, non possono fargli niente e quindi una volta visto qualcosa gli sarebbe bastato girarsi dalla parte opposta per farla sparire. Sempre durante questo primo incontro il cuoco si rende conto che il potere di Danny sia più forte di qualunque altro mai incontrato finora.

La madre di Danny, Wendy, è consapevole che il figlio ha delle abilità speciali e a volte fa affidamento su di lui per capire se Jack sia pericoloso, quando si rende conto che l’hotel ha una brutta influenza su Jack e che sta cercando in tutti i modi di fare del male a Danny cerca di trovare un modo di scappare, ma l’hotel riesce a impedirglielo. Questo nel film viene cambiato e Wendy viene rappresentato come un personaggio molto meno forte e con meno personalità.

Danny percepisce il male che emana l’edificio e riesce a vedere le morti violente avvenute in passato, in diverse camere e anche nel parco giochi davanti all’hotel, circondato da siepi a forma di animali. Siepi che hanno vita propria e che aggrediranno i protagonisti alla fine del libro, nel film questo elemento viene sostituito da un labirinto di siepi inanimate. 

Dopo aver parlato velocemente della storia del libro passiamo adesso al film.

Sin dall’inizio la musica stabilisce un’atmosfera lugubre e funerea, in contrasto con il quadretto familiare dei Torrance che si recano all’hotel e questo riassume comunque lo stile del film: la musica è il fattore narrativo principale, cioè che stabilisce l’atmosfera e pervade ogni scena, anche quella più tranquilla e innocua, con un’ansia perenne. Proprio grazie alla colonna sonora il film è un crescendo di tensione irrisolta. Se in altri film solitamente vengono costruite scene con una tensione sempre maggiore che poi si risolve o con uno spavento finale o con qualcosa che smentisce la tensione quindi ci rassicura che era tensione di circostanza, in Shining la tensione è costante, cresce nelle scene senza mai risolversi. Le scene si concludono senza uno sfogo per la tensione che non fa altro che accumularsi con un senso di attesa di qualcosa che non si risolve se non con il finale.

Anche le apparizioni dei fantasmi dell’hotel non mettono fine alle scene ma restano lì a descrivere e giustificare il senso crescente di tensione. Ogni suono è indirizzato alla creazione di tensione: c’è un susseguirsi di suoni gravi e ritmici già scanditi nell’atmosfera iniziale (le ruote del triciclo, palla lanciata da Jack, poi sostituita dal battito cardiaco nella seconda parte,i tasti della macchina da scrivere).

Suoni gravi che poi diventano acuti nella scena finale nel labirinto al culmine della tensione, o quando Jack si scaglia per la prima volta su Wendy o nella scena dell’accetta. In originale in questa scena Jack fa riferimento alla fiaba dei 3 porcellini, in italiano viene aggiunto il riferimento a cappuccetto rosso per poi giustificare il “sono il lupo cattivo”, in inglese la frase è diversa perché fa riferimento a uno slogan di uno show americano, quindi non comprensibile da parte di un pubblico italiano.

Un altro elemento altamente ansiogeno è senza dubbio l’interpretazione del piccolo Danny. Nonostante il giovane attore non fosse consapevole di essere in un horror, riesce a dare una versione del tutto inquietante dell’amico immaginario Tony, che in alcuni momenti del film, durante i quali Danny è sottoposto a maggiore tensione, prende il sopravvento. In questo modo viene così cambiato il concetto che Tony sia Danny stesso, ma qui sembra un’entità che lo possiede. Cosa che dal punto di vista cinematografico fa venire la pelle d’oca, ma dal punto di vista della storia originale cambia molto. 

Un’altra cosa del film è che ci vengono spoilerati i principali elementi horror nei primissimi minuti del film, Danny li vede mentre il padre è al colloquio di lavoro, per darci probabilmente idea di Tony che ammonisce Danny. 

Una grande differenza con il libro è aver completamente omesso che l’hotel vuole Danny per via dei suoi poteri, si serve quindi del padre Jack per impossessarsi del bambino, manipola Jack rifacendolo cadere nell’alcolismo. L’elemento è mostrato nel film ma non usato come nel libro, sembra più che l’hotel stia facendo amicizia offrendo a Jack una bevuta, mentre nel libro lo tenta e tormenta facendogli tornare la voglia di bere. L’hotel vuole prendersi Danny e si insinua nella mente di Jack fino a farlo diventare il suo peggiore incubo: il proprio padre che lo picchiava. Allo stesso tempo la storia si ripete e così Jack ripete le gesta del precedente guardiano che impazzisce e uccide brutalmente le figlie e la moglie.

Questo aspetto viene riportato nel film in modo abbastanza diverso. Le due sorelle che sono interpretate dalle piccole gemelle e che tormentano Danny invitandolo a giocare con lui sono parte della scena che mi è piaciuta di più del film. Sto parlando della scena in cui Danny è sul triciclo e entra in un corridoio nel quale si imbatte nelle due bambine fianco a fianco che lo invitano a giocare e poi la loro immagine si sovrappone con il ricordo visivo della loro sanguinosa morte con una reazione terrorizzata di Danny resa con il bambino che rimane a bocca aperta senza riuscire ad urlare. L’urlo muto di Danny si ripete poi in altre scene come quando Jack entra nella stanza 237.

La scena dalla stanza 237 nel libro (in realtà stanza 217) è subito raccontata e il lettore è subito consapevole che l’aggressione è per mano della donna morta, invece nel film non vediamo subito quello che succede e come Wendy siamo portati a credere che sia stato Jack.

L’aver omesso buona parte del libro che spiega come l’hotel abbia vita propria grazie alla violenza che ne ha impregnato l’aura e le pareti, come cerchi di prendere possesso di Danny aggredendolo più volte (una volta il bambino morto nel parco giochi, poi nel corridoio con la pompa dell’acqua e ovviamente nella stanza dell’hotel con la donna morta nella vasca), come l’hotel si insinui nel subconscio di Jack fino a prenderne possesso.

Tutta questa parte viene sostituita con la costruzione della tensione visiva e musicale con scene iconiche che però avrebbero lasciato un grande buco di trama se Stanley Kubrick non avesse deciso di creare una spiegazione totalmente diversa per il comportamento di Jack: così viene fuori che Jack è sempre stato il custode dell’hotel e come una sorta di fantasma corporeo del passato ripete le sue azioni da assassino contro la sua famiglia, mentre nel libro a un certo punto Jack riprende il controllo e chiede scusa a Danny per quello che sta succedendo e cerca di rimediare, correndo alla caldaia per spegnerla ma non fa in tempo, così l’hotel esplode con lui dentro. Così cambia il fulcro della storia originale per adattarsi a una diversa interpretazione del terrore dell’Overlook. 

Ci sono poi differenze più piccole e quasi trascurabili, come l’aggressione finale a Wendy che nel libro avviene con la mazza da roque, dato che nel giardino dell’hotel c’è un campo da roquet (uno sport derivato dal croquet), mentre nel film è un’accetta. 

L’ascensore nel libro non vomita sangue, ma è vivo in altro modo: ha conservato il suono delle passate feste dell’hotel e si possono sentire quando lo si usa. 

Molto importante è invece la differenza con il personaggio di Dick Hallorann che nel film muore non appena incontra Jack alla fine e non può aiutare Wendy e Danny, invece nel libro sopravvive. 

Proprio per le principali differenze con il libro e il totale cambiamento di Jack e dell’Hotel che avrebbe dovuto essere quasi un personaggio, Stephen King non ha apprezzato questa trasposizione cinematografica e ha lavorato nel 1997 alla realizzazione di una miniserie in 3 episodi, ha scritto lui stesso la sceneggiatura per avere una versione fedele al libro. Questa versione però è molto meno famosa. 

Complessivamente il film mi è piaciuto molto e trovo che abbia una componente di ansia altissima, molto di più rispetto al libro, quindi se visto senza tenere in considerazione il libro è assolutamente iconico (a parte Jack congelato in modo ridicolo). Parte della riuscita del film è senza dubbio la musica, sono state utilizzate le musiche del compositore polacco Krzysztof Penderecki (stesso compositore di alcune musiche de L’Esorcista).

Molto bella anche la fotografia, le riprese seguono i personaggi e spesso la telecamera è davanti a loro che si allontana quindi vediamo il personaggio che continua a camminare, così lo spettatore ha sia una certa distanza dal personaggio sia vediamo tutti gli intricati corridoi dell’hotel (come con Danny che va in giro col triciclo). Poi il montaggio delle visioni di Danny con lui in primo piano terrorizzato e la visione.

Per quel che riguarda la trasposizione lascia decisamente a desiderare e il rendere jack un fantasma del passato è abbastanza discutibile dal punto di vista di un lettore a cui è piaciuto il video.

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